Divisi in quattro gruppi, i ragazzi hanno approfondito il significato e le conseguenze di altrettanti termini chiave: nomophobia, phubbing, vamping e fomo. La nomophobia, ovvero la paura di restare senza smartphone, è stata analizzata come una condizione capace di generare apatia, isolamento e, nei casi più gravi, stati depressivi. Il phubbing, comportamento ormai diffuso anche nella vita quotidiana, descrive l’abitudine a ignorare chi si ha di fronte per concentrarsi sul telefono, con effetti negativi sull’autostima e sulle relazioni sociali. Il vamping, legato all’uso notturno dei dispositivi digitali, è stato associato a insonnia, calo dell’attenzione, peggioramento del rendimento scolastico e aumento dell’irritabilità. Infine la fomo, la paura di essere esclusi o di “perdere qualcosa”, che può spingere verso comportamenti compulsivi ed emulativi, talvolta anche rischiosi.